Le attività educative non formali proposte in orario scolastico ed extrascolastico giocano un ruolo cruciale per lo sviluppo di bambini, bambine e adolescenti, contribuendo in modo significativo al loro benessere fisico, emotivo e sociale. Offrono l’opportunità di rafforzare competenze importanti quali pensiero critico, attitudine alla soluzione di problemi, autoregolazione emotiva e abilità sociali come il rispetto dell’altro, la collaborazione, l’esercizio della leadership, promuovendo al contempo la motivazione ad apprendere e un migliore stato generale di benessere.
Come dimostrato dall’indagine OCSE 2023, condotta in Italia dalla Fondazione per la Scuola, sulle competenze socio-emotive, le attività extrascolastiche possono rappresentare un’occasione fondamentale per gli studenti con difficoltà scolastiche per scoprire propri punti di forza, con un impatto significativo sulla conoscenza di sé, sul livello di autostima e di fiducia nelle proprie capacità.
Secondo le stime ISTAT, nel 2023, i minori in condizione di povertà assoluta sono pari a 1,3 milioni, pari al 14% dei minori, il valore più alto della serie storica dal 2014, e leggermente più alto di quello del 2022 (ISTAT, marzo 2024). La povertà materiale è uno dei fattori che incidono sull’accesso alle opportunità educative e culturali da parte dei bambini/e e ragazzi/e.
L’accesso limitato ad opportunità educative di qualità ha un impatto diretto sul fenomeno della dispersione scolastica. I dati sulla dispersione scolastica in Italia (10,5% secondo Eurostat 2024) e nello specifico in Liguria (10,2%) sono ancora lontani dall’obiettivo del 9% dell’Unione Europea. Il fenomeno dell’abbandono scolastico è più frequente tra i ragazzi (13,1%) rispetto alle ragazze (7,6%). Non meno preoccupante è la quota di studenti che terminano il loro percorso scolastico senza raggiungere i livelli minimi di competenze previsti dopo 13 anni di scuola: la Liguria ha una quota di studenti e studentesse a rischio di dispersione scolastica implicita al termine del primo ciclo pari al 13,2%, a fronte di una media nazionale del 12,9% (INVALSI 2024).
Tra i giovani con cittadinanza straniera, il tasso di abbandono precoce degli studi è tre volte quello degli italiani (26,9% contro 9,0%) e varia molto a seconda dell’età di arrivo in Italia. Per chi è entrato in Italia tra i 16 e i 24 anni di età la quota raggiunge il 41,2%, scende al 33,4% per chi aveva 10-15 anni e cala ulteriormente, pur rimanendo elevata (19,1%), tra i ragazzi arrivati entro i primi nove anni di vita; all’interno di questa classe di età si nota una tendenziale riduzione quanto più l’arrivo è anticipato ai primi anni di vita . Le motivazioni sono connesse ad una condizione di ritardo precoce che matura già nella scuola primaria a seguito degli ingressi di alunni con cittadinanza non italiana in classi non corrispondenti all’età anagrafica (in particolare per i neo-arrivati); una maggiore percentuale di non ammessi (bocciati) tra gli studenti con cittadinanza non italiana; una frequenza discontinua, dovuta sovente al citato fenomeno della “stagionalità” o “pendolarismo”.
Inoltre, per quanto riguarda la qualità della vita e del benessere psicologico, si registra un abbassamento dell’età (11-15 anni), in merito al peggioramento del benessere, sempre a carico delle ragazze (BES 2023). Il rapporto sullo stato di salute dei bambini e ragazzi italiani rileva che il benessere è peggiorato dopo la pandemia. Nel complesso è stato rilevato, da parte dei genitori, un calo generale nel benessere percepito dei propri figli.
In media la frequenza dei bambini che si divertono con gli amici è peggiorata per il 42% dei bambini (WHO, 2024).
Analizzando il contesto specifico della città di Savona, nell’a.s. 2022/23 frequentavano le scuole statali e paritarie del primo e secondo ciclo 9.000 studenti. Da fuori Savona proviene il 60% degli studenti delle scuole secondarie di II grado ubicate in città. Il 13,9% degli studenti della città di Savona ha una cittadinanza non italiana (nel 2015-16, l’incidenza era pari a 10,2%). Più elevata nelle scuole primarie (22,4%) e nelle scuole sec. di I grado (18,7%), più contenuta nelle sec. di II grado (9,2%). Nelle scuole primarie della città l’offerta di “tempo pieno” scolastico (40h sett.) è attualmente limitata: accedono a questo servizio 3 bambini/e su 10 (la media regionale è del 50,3%).
Nelle scuole secondarie di I grado di Savona 10 studenti su 100 si trovano in situazione di ritardo scolastico (dato regionale 7,4%), situazione che troviamo già nelle scuole primarie (a Savona il 4% rispetto alla media regionale del 2,7%) e che aumenta nelle scuole secondarie fino al 18,9% (+1% rispetto alla media regionale). La situazione varia sensibilmente nelle differenti scuole secondarie di II grado: è più alta negli istituti professionali, si abbassa negli istituti tecnici e nettamente inferiore nei Licei.
I dati delle scuole di Savona sembrano, inoltre, confermare lo stretto legame tra ritardo scolastico e presenza di allievi con cittadinanza non italiana.
Per quanto riguarda il benessere psicologico, i dati più puntuali che sono stati rilevati da Con i Bambini nel 2024 offrono un panorama regionale che vede la Liguria come una delle regioni in cui si manifesta una marcata assenza, nella percezione dei giovani, del supporto delle famiglie. Circa la metà delle 15enni dichiara di riuscire ad aprirsi con i genitori, a fronte di altri territori, come la provincia autonoma di Bolzano dove sono oltre il 61%. Sopra il 60% si collocano anche regioni come la Sicilia e la Campania. Per quel che riguarda i 15 enni, seppure, come per tutte le regioni il dato è più ottimistico, la Liguria appare come una delle peggiori, facendo segnare un 58% (dati peggiori si registrano solo in Piemonte, 57,1%, Veneto, 52,7% e Friuli Venezia Giulia, 55,8%).
Su questo tema, la Fondazione De Mari CR Savona, ha avviato fin dal 2022 il bando “La scuola ti ascolta” che promuove in modo sistematico e organico progetti di ascolto e sostegno psicologico per studenti, insegnanti, genitori, orientati alla prevenzione del disagio e alla promozione del benessere negli istituti scolastici in rete della provincia di Savona. La “Scuola ti ascolta” ha promosso negli scorsi anni un processo di valutazione partecipata che ha messo proprio in luce quanto i servizi psicologici nelle scuole abbiano costituito un nodo strategico tra scuola, famiglia e territorio, permettendo:
- l’emersione precoce di casi di rilevanza clinica.
- il rafforzamento del dialogo scuola-famiglia.
- iI supporto diretto a studenti, genitori e insegnanti.
Tra le difficoltà emerse, un ruolo significativo è proprio quello giocato dalle famiglie.
Come evidenziato da numerose ricerche, si sottolinea che per superare le disuguaglianze in ambito educativo è fondamentale connettere le energie presenti sui territori (in termini di opportunità, spazi, occasioni, competenze). Il lavoro di “comunità educante”, ascrivibile ad un’azione di community empowerment network, può motivare enti, agenzie e persone a maturare nuove consapevolezze e a sperimentare inedite collaborazioni al fine di migliorare la qualità della proposta educativa presente sul territorio.