Le attività extrascolastiche giocano un ruolo cruciale nello sviluppo e nell’educazione di bambini, bambine e adolescenti, contribuendo in modo significativo al loro benessere fisico, emotivo e sociale. Offrono l’opportunità di rafforzare competenze importanti quali pensiero critico, attitudine alla soluzione di problemi, autoregolazione emotiva e abilità sociali come il rispetto dell’altro, la collaborazione, l’esercizio della leadership, promuovendo al contempo la motivazione ad apprendere e un migliore stato generale di benessere.
Coprendo un’ampia gamma di interessi, dall’arte allo sport passando per le attività aggregative e sociali, queste attività arricchiscono l’esperienza educativa di bambini e bambine, ragazzi e ragazze permettendo di esplorare e scoprire passioni anche al di fuori del curriculum scolastico. Dall’indagine OCSE 2023 condotta dalla Fondazione per la Scuola sull’impatto delle competenze socio-emotive sul benessere, la salute, il successo scolastico e le prospettive occupazionali in Italia, le attività extrascolastiche possono rappresentare un’occasione fondamentale per gli/le studenti/esse con difficoltà scolastiche per scoprire propri punti di forza, meno evidenti nel contesto scolastico classico, incidendo sulla conoscenza di sé, sul livello di autostima e di fiducia nelle proprie capacità.
Secondo l’ISTAT, nel 2023, circa 1,3 milioni di minori (13,8%) sono in condizione di povertà assoluta, il dato più alto dal 2014 e leggermente superiore a quello del 2022 (ISTAT, ottobre 2024), mentre nel 2022, il 23,5% di bambini, bambine e adolescenti (circa 2,17 milioni) vivevano in condizioni di povertà relativa (ISTAT, 2023). Considerando che a livello nazionale in totale ci sono 9,5 milioni di persone tra 0 e 18 anni, quasi 3,5 milioni di esse vivono una condizione di povertà (assoluta o relativa).
La povertà materiale è uno dei fattori che incidono sull’accesso alle opportunità educative e culturali da parte dei bambini/e e ragazzi/e. Nel 2022, secondo Openpolis-Con i Bambini, il 58,4% dei minori in condizione di deprivazione sociale non ha potuto permettersi attività di svago a pagamento. La pratica sportiva tra bambini/e e ragazzi/e, in particolare, è calata durante la pandemia: tra il 2019 e il 2021, la quota di bambini/e e ragazzi/e sedentari è rimasta stabile, ma è aumentata l’incidenza dei minori che non fanno sport tra i più piccoli (6-10 anni) e gli/le adolescenti (11-14 anni).
L’accesso limitato ad opportunità educative di qualità ha un impatto diretto sul fenomeno della dispersione scolastica. Nel 2024 in Italia, il 9,8% dei giovani tra i 18 e 24 anni è risultato fuori dal sistema di istruzione e formazione e non ha conseguito un diploma (cosiddetti Early Leavers from Education and Training – ELET), avvicinandosi all’obiettivo europeo del 9% per il 2030. Il fenomeno dell’abbandono scolastico è più alto tra gli uomini (12,2% rispetto al 7,1% delle donne) e tra i giovani stranieri (24,3%) rispetto agli italiani (8,5%) e diminuisce con l’anticiparsi dell’età di arrivo in Italia. Inoltre, il livello di istruzione dei genitori influisce significativamente sul rischio di abbandono: quando essi hanno un basso livello di istruzione, l’incidenza degli abbandoni precoci è molto elevata.
Alla dispersione esplicita va a sommarsi la dispersione implicita, data dalla quota di studenti che terminano il loro percorso scolastico senza raggiungere i livelli minimi di apprendimento delle competenze di base previsti dopo 13 anni di scuola. INVALSI indica che nel 2024 la dispersione implicita era all’8,7% in Italia e in Liguria al 5,9%.
A Genova si rileva una «caduta» dei livelli di apprendimento delle competenze di base nel passaggio dal grado 8 (classe 3^ della secondaria di I grado) al grado 13 (classe 5^ della secondaria di II grado). Ad esempio, la percentuale di ragazzi e ragazze che nel 2018-19 al grado 8 raggiungevano livelli di apprendimento adeguati in italiano e matematica era rispettivamente, il 67,8% e il 64,7%. Al grado 13, cinque anni dopo, tali percentuali erano scese al 59,7% e al 54,1%. Analizzando il contesto del comune di Genova, nel 2023-24, gli/le studenti/esse delle scuole statali e paritarie erano 59.257: 34.110 frequentano il primo ciclo (20.393 studenti/esse della scuola primaria; 13.717 della scuola secondaria di I grado), 25.147 il secondo ciclo. L’incidenza degli/le studenti/esse con cittadinanza non italiana (CNI) è fortemente cresciuta nell’ultimo triennio: si è passati dal 13,5% del 2020-21 al 17,2% del 2023-24, a seguito di una riduzione del numero degli allievi con cittadinanza italiana e di un incremento degli allievi con CNI. Maggiore incidenza di allievi stranieri si registrano nelle scuole del I e del II ciclo dei municipi 5 (Valpolcevera), 2 (Centro Ovest) 6 (Medio Ponente). Nell’a.s. 2023-24 il tasso di ritardo scolastico nelle scuole secondarie di I grado era pari all’8,8%, mentre nelle secondarie di II grado era del 18,3%: si tratta di dati in forte crescita rispetto a 3 anni fa, in parte correlati con il menzionato incremento della presenza e dell’incidenza di allievi con CNI. Nei Municipi 2 e 6 si registra una forte relazione tra ritardo scolastico e alta presenza di allievi/e CNI, mentre i Municipi 4, 7, 8 e 9 presentano indicatori e valori di dispersione scolastica contenuti (incidenza stranieri, presenza di scuole “polarizzate”, ritardo scolastico).
Come evidenziato da numerosi studi e ricerche, per superare le disuguaglianze in ambito educativo è fondamentale connettere le energie presenti sui territori (in termini di opportunità, spazi, occasioni, competenze). Il lavoro di “comunità educante”, ascrivibile ad un’azione di community empowerment network, può motivare enti, agenzie e persone a maturare nuove consapevolezze e a sperimentare inedite collaborazioni al fine di migliorare la qualità della proposta educativa presente sul territorio.