La tutela del capitale naturale, la lotta al cambiamento climatico, il contrasto al rischio idrogeologico, il recupero degli ecosistemi degradati, la sensibilizzazione e il coinvolgimento attivo della popolazione sulle sfide ambientali sono assi di intervento prioritari per la Fondazione Compagnia di San Paolo e in particolare ispirano l’operato dell’Obiettivo Pianeta e della Missione Proteggere l’Ambiente, come enunciato nel Documento di Programmazione Pluriennale 2025-2028 della Fondazione Compagnia di San Paolo.
Le azioni della Fondazione sui temi ambientali si pongono in continuo allineamento con l’evoluzione del quadro legislativo europeo e italiano. La tutela della biodiversità e la valorizzazione del capitale naturale rivestono un ruolo centrale tra gli obiettivi strategici dell’Unione Europea, come evidenziato nel Green Deal europeo, nella Legge Europea sul Clima, nella Nature Restoration Law, nella EU Mission climate-neutral and smart cities e nella recente Direttiva Europea sul Suolo. Nel contesto italiano, numerose politiche nazionali sottolineano l’importanza di preservare il capitale naturale e la biodiversità: dalla Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile, al Piano per la Transizione Ecologica, fino alla Strategia Nazionale per la Biodiversità 2030 e al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. In questo quadro legislativo si inserirà a breve il Piano Nazionale di Ripristino della Natura, che l’Italia dovrà presentare entro settembre 2026 alla Commissione Europea a seguito dell’entrata in vigore della Nature Restoration Law.
Un utile riferimento per comprendere lo stato del capitale naturale in Italia è rappresentato dal Rapporto annuale sullo Stato del Capitale Naturale, giunto alla sua sesta edizione, che include raccomandazioni e impegni prioritari per la tutela del capitale naturale, ritenuti urgenti da attuare, anche alla luce della recente integrazione dei principi di protezione ambientale e biodiversità, tra i valori fondamentali sanciti dalla Costituzione italiana (articolo 9). Dal rapporto emerge che, allo stato attuale, in Italia sono a rischio 58 ecosistemi e 18 lo saranno nel futuro e che la superficie nazionale sottoposta a diversi livelli di pressioni è stimata al 19%. Un aspetto particolarmente critico evidenziato dal rapporto riguarda il degrado del suolo: in Europa, tra il 60% e il 70% dei terreni è considerato “non sano”, con circa 2,8 milioni di siti potenzialmente contaminati. Risulta dunque urgente investire nel ripristino della natura per fermare la perdita di biodiversità e migliorare la salute degli ecosistemi, un impegno essenziale per garantire la sostenibilità ambientale a lungo termine.
All’interno di questo scenario si colloca anche la problematica del dissesto idrogeologico in Italia: secondo il quarto rapporto sul “Dissesto idrogeologico in Italia” – Edizione 2024 (il più recente) il 94,5% dei comuni italiani è a rischio frana, alluvione, erosione costiera o valanghe. Contrastare il dissesto idrogeologico è dunque una priorità che richiede un approccio integrato, che metta al centro strategie di prevenzione, riqualificazione del territorio, tutela degli ecosistemi e una gestione sostenibile delle risorse idriche.
In questo quadro, la crisi ecologica e climatica continua ad aggravarsi, con impatti ormai evidenti e spesso catastrofici soprattutto nei paesi del bacino del Mediterraneo – uno degli hotspot del cambiamento climatico. Malgrado questo scenario allarmante, si registra un crescente disimpegno politico verso i problemi ambientali e la diffusione di posizioni apertamente antiscientifiche, negazioniste o fatalistiche nel dibattito pubblico. Nonostante le emergenze climatica e ambientale siano ancora percepite dagli italiani come una delle principali minacce alla sicurezza del Paese, c’è una crescente sfiducia nell’efficacia delle azioni individuali verso la crisi climatica e un italiano su quattro è meno motivato contro il cambiamento climatico rispetto a pochi anni fa. In questo contesto risulta, pertanto, fondamentale continuare ad investire per costruire consapevolezza pubblica e individuale riguardo ai benefici dell’investimento in capitale naturale, anche per le sue ricadute sul benessere e sulla salute delle persone, favorire una fruizione consapevole e rispettosa del patrimonio ambientale e valorizzare i luoghi di presidio ambientale quali i rifugi alpini.
Alla luce di queste premesse si ispirano, con volontà di coerenza, le strategie della Fondazione Compagnia di San Paolo, rafforzando in tal modo anche le scelte locali. Prima fra tutte l’impegno della Città di Torino a raggiungere la neutralità climatica, con emissioni nette di gas serra pari a zero entro il 2030, nella quale la Fondazione Compagnia di San Paolo ha assunto un ruolo attivo sottoscrivendone il Climate City Contract. Da tali presupposti, e seguendo le indicazioni della letteratura scientifica, si sviluppa, in continuità con le precedenti edizioni, l’attuale bando Simbiosi 2026, confermando l’impegno della Fondazione nel contrasto al cambiamento climatico, nella protezione del capitale naturale, nel ripristino degli ecosistemi degradati e nel coinvolgimento della società civile su un tema di tale rilevanza e urgenza.